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L’Ambra Grigia. Storia, miti e profumi dell’oro che arriva dal mare

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L’Ambra Grigia. Storia, miti e profumi dell’oro che arriva dal mare

Tutti ne parlano ma pochi sanno cosa sia e ancora meno sono quelli che hanno avuto l’opportunità di averla tra le mani e di essere riusciti a sentirne l’odore: l’ambra grigia alimenta da sempre miti, eccessi, vanità, potere ed esclusività.

Storia e Miti

Sulla sua origine si è speculato sin dall’antichità: dell’Anbar, il suo nome in lingua araba, sono documentati fin dal IX secolo a.C. commerci tra le isole dell’Oceano Indiano. Questo materiale era prezioso quanto l’oro e veniva commercializzato e impiegato in Medio Oriente, India e Cina per le sue presunte proprietà afrodisiache e medicamentose e fu usato come ingrediente raffinato nelle pietanze delle tavole dei regnanti europei del 600; alcuni autori del 700 credevano fosse la schiuma solidificata del mare, un fungo o una specie di tartufo che cresceva nel fondo degli oceani, altri lo consideravano derivante dalle feci di uccelli marini delle Maldive o del Madagascar o, infine, addirittura un prodotto falso, una mistificazione in quanto ottenuto mettendo insieme resina di labdano, legno di oudh e pasta di zibetto.

Il suo nome attuale deriva dal francese Ambergris, che serviva per distinguerlo, nel commercio, dall’ambra fossile. Si trovano riportati anche altri nomi per codesta preziosità, uno dei più curiosi, in veneziano antico è Ambracane, il nome usato dai “muschieri” – i profumieri della Serenissima – che confezionavano con esso svariati profumi solidi, sia come paste profumate usate per riempire i pomander al collo dei signori, sia come grani veri e propri dei rosari ecclesiastici.

La sua origine

L’ambra grigia è una concrezione patologica intestinale del capodoglio (Physeter macrocephalus) che occorre nell’1% della popolazione di questi cetacei. Questa concrezione è formata in parte da materiale non digerito (becchi e ossi di calamari, il suo cibo preferito) e in parte da una sostanza patologica di consistenza cerosa secreta nell’intestino per proteggere la superficie interna dalle irritazioni provocate dal passaggio del materiale indigeribile; questa si accumula nella parte finale dell’intestino dell’animale, crescendo di volume nel corso degli anni, finché non viene espulso.

Avendo una densità inferiore dell’acqua, galleggia: di colore marrone scuro tendente al nero, questo ammasso ceroso galleggiante esposto all’aria, al sole, all’azione della salinità del mare, matura nel tempo e diventa di colore grigio chiaro o giallo paglierino, sbriciolandosi man mano in pezzi più piccoli che vengono poi ritrovati sopratutto sulle spiagge dell’Africa orientale e occidentale, in Nuova Zelanda, Australia e lungo le coste delle Azzorre.

Il suo odore

Il suo odore in natura è complesso, unico e difficile da catalogare: descriverlo come rievocativo di alghe sul bagnasciuga, salino, di sentori legnosi secchi polverosi, con fini sfaccettature dolci, vagamente terroso e incensato è molto riduttivo. L’odore dell’ambra grigia resta, per chi ha l’occasione di sentirlo dal vero, una esperienza olfattiva personale unica.

L’uso in profumeria

Il suo uso in profumeria avviene solo attraverso la sua trasformazione in tintura alcolica: pestata fino a farla diventare polvere, l’ambra grigia viene aggiunta all’alcol in ragione del 3-6% in peso e questa tintura viene lasciata maturare per diversi mesi, periodo durante il quale sviluppa maggiormente la sua fragranza, che si affina e si intensifica. I profumi che lo contengono acquistano un’aura particolare, longeva e sottile: l’ambra grigia preserva le note del profumo anche quando questo è sparito.

La preziosità dell’ambra grigia nasce certamente dalla sua rarità e dalla grande richiesta che dell’industria della profumeria: anche in questo ambito esistono miti circa i prezzi che si è disposti a pagare per accaparrasi quantità di materiale di buona qualità e si sprecano parole su quali possono essere i veri prezzi pagati. Esiste un commercio regolare e i prezzi reali sono sempre mantenuti segreti, alimentando l’aura di esclusività e degli eccessi.

Composizione chimica

Lo studio sulla composizione dell’ambra grigia è stato portato avanti sin dal secondo dopoguerra dalle principali aziende di profumeria nell’intento di carpire e svelare il suo segreto – la sua eleganza olfattiva – e ovviamente per avere fonti certe e continue di basi che simulassero alla perfezione la sua fine aura.

La maggior parte dell’ambra grigia è composta di materiale di per sé inodore: circa il 40 % è epi-coprosterolo, un materiale a struttura colesterica, dal 25 al 45% di ambreina e il restante di composti insolubili pesanti non definiti.

I responsabili dell’odore peculiare dell’ambra grigia costituiscono lo 0,5% del materiale e sono molecole che si sono dimostrate provenienti dalla decomposizione chimica dell’ambreina: di queste la più conosciuta è l’Ambrox® – sintetizzata chimicamente da Firmenich nel 1950 – che insieme all’α-Ambrinol rappresentano le molecole derivanti dal naturale più importanti nella classe degli odoranti ambrati.

A partire dalla scoperta della struttura chimica dell’Ambrox e dalla sua sintesi, la classe degli odoranti ambrati si è accresciuta velocemente negli anni seguenti, tutte le aziende di produzione di materie prime hanno contribuito ad arricchirne la scelta mettendo in commercio nuove molecole con profili olfattivi ambrati sempre più marcati, potenti e permanenti, di impatto deciso e spesso violento, travalicando il concetto originale della finezza dell’odore dell’ambra grigia, fra questi ricordiamo: l’Amberketal e Cetalox di Firmenich; lo Spirambrene, il Karanal, l’Okoumal e l’Ambermax di Givaudan; l’Ysamber e l’Ambrocenide di Symrise; il Trisamber, il Cedramber e il Cashmeran di IFF.

Profumi all’ambra grigia

Ingrediente imprescindibile per conferire lunga durata e voluttuosità a un’opera profumiera, l’ambra grigia e i suoi cloni di sintesi ipnotizzano le note di fondo di fragranze che spiccano per sensualità e potenza.

Orange Stars (Tauer Perfumes): nonostante sia un omaggio al fiore più inebriante, romantico e sensuale della profumeria, il n.9 di Andy Tauer non potrebbe compiere degnamente la sua celebrazione senza la complicità dell’ambra grigia: un piedistallo solido posto nel fondo che fissa e sostiene la bellezza del fiore d’arancio, consentendogli di non sfiorire mai. Ballena de la Pampa (Fueguia 1833): “una balena che nuota placida nell’immensità verde della Pampas” è l’immagine surreale evocata da questo profumo ambrato che porta sulla pelle impronte di muschio animale, l’aroma caldo e penetrante del fieno, volute di tabacco nero e una maestosa coda di ambra grigia dalle nuance saline e floreali. Amber Star (Xerjoff): “viaggia” in coppia con Star Musk nella preziosa collezione Shooting Stars di Xerjoff. La sua formula ha incastonata nel cuore una pepita rara, un’ambra grigia in alta concentrazione che domina la composizione come una regina, conferendole un carattere magnetico e decadente. Attorno a lei, il Naso ha costruito una corte di note floreali, legnose e ambrate che si accordano perfettamente alle infinite sfumature dell’oro che arriva dal mare. Chypre Charnel (Molinard): in questo chypre dal sottofondo floreale e fruttato, presente come ambroxan, l’ambra grigia mostra tutte le sue straordinarie capacità fissative dei passaggi più volatili della formula. Posta nel fondo, trattiene le note fruttate di testa, enfatizza l’accordo di gelsomino, rosa bulgara, fiori bianchi e iris posto nel cuore, riscalda ed erotizza un fondo di patchouli, vetiver e muschio di quercia. Amber (Franck Boclet): modulato su contrasti di grande effetto, questo jus stupisce all’inizio con un accordo insolito di alloro, origano e ylang ylang, per poi rivelare con nonchalance una coppia di cuore esplosiva, composta da gelsomino e patchouli, che flirta con passione su un fondo di note balsamiche e vaniglia. Uno spettacolo che dura a lungo sulla pelle, grazie a un sovradosaggio di ambra grigia che sublima l’evoluzione avvolgente e profonda della piramide.

Alambar (Laboratorio Olfattivo): una fragranza dalla formula semplice ma dall’evoluzione complessa e sfaccettata, una pozione magica dentro cui galleggia un’ambra grigia dai poteri afrodisiaci. Ambrata dalla testa alla coda, il cult di Laboratorio Olfattivo è pura lussuria liquida, pulsante di note voluttuose e infuocate che prendono il nome di vaniglia, cacao e cannella. Ambre Nuit (Dior): arriva dalla lontana Nuova Zelanda l’ambra grigia custodita in questo orientale notturno che a tratti si mostra scintillante, a tratti misterioso. Il suo cuore è un accordo magistrale: il Naso François Demachy ha preso la costosa materia prima espulsa dalle viscere del capodoglio e l’ha fatta abbracciare alla specie più pregiata delle rose, la varietà turca, per ottenere un profumo morbido come il velluto, seducente come la seta. So Amber (Montale): ambrato nello spirito, floreale nel cuore, speziato e legnoso nel carattere. Possiede una personalità poliedrica questo nettare sensuale di Montale, dentro cui si affrontano in duello amoroso due ingredienti emblematici come la rosa e l’ambra grigia. Un incontro ad alto tasso di sensualità, con colpi di scena dettati da zafferano, sandalo, lampone, vaniglia e muschio. Ambre Eternel (Guerlain): una favola di profumo che racconta un oriente da Mille e una Notte in cui si incontrano sentori speziati, legnosi e di cuoio, con romantici innesti di fiore d’arancio. Tutta la piramide è percorsa da un vibrato di ambra grigia, profondo e potente, che regala a chi indossa questa fragranza una scia intensa e indimenticabile. (Testi fragranze di Simona Savelli)

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