Iscriviti ora!

Breve storia del profumi della Storia dagli Egizi ad oggi

SaveSavedRemoved 0

Breve storia del profumi della Storia dagli Egizi ad oggi

I profumi della Storia

Il desiderio di catturare profumi e di conservarli, per gioire delle loro fragranze il più a lungo possibile, si perde nella notte dei tempi. Il loro uso associato ai riti sacri o profani può essere uno strumento di unione oppure erigere barriere sociali. La loro realizzazione implica delle conoscenze che originano negli antichi trattati di botanica e medicina e utilizza materie prime costose che, in passato, viaggiavano dall’Asia all’Europa. Dall’antichità ai giorni nostri,il profumo ha avuto molte funzioni e significati: dal legame con le divinità alla protezione contro i cattivi odori dell’aria, da strumento di igiene a simbolo di seduzione.

I PROFUMI DEGLI DEI

Nelle antiche civiltà del Mediterraneo, il profumo veniva utilizzato come un mezzo di comunicazione con le divinità attraverso la combustione di resine, quali l’incenso e la mirra. Infatti il termine profumo deriva probabilmente dal latino per-fumum che significa “attraverso il fumo” derivante dalla combustione di piante odorose, oli, aromi come l’incenso. Era, inoltre, un rimedio contro le malattie, ma era anche un simbolo di lusso nella cura delle persone. Preziose essenze orientali venivano sciolte in balsami a base d’olio o di grassi animali.

In Egitto il profumo era così importante da essere associato ad una divinità: NEFERTUM. In origine, questa era la divinità “dell’odore soave” o “il dio del profumo della corte” ed infatti il suo simbolo era un fiore di loto orlato da due piume fiancheggiate da contrappesi.

Nell’antico Egitto i profumi giocavano un ruolo importante nelle funzioni religiose. Gli oli essenziali erano abitualmente riservati agli dei e ai faraoni perché produrli era davvero costosissimo. La loro preparazione consisteva nell’unione di vari ingredienti: limoni, ginepri, hennè, semi oleosi e resine di conifere importate. Le tombe predinastiche già contenevano cosmetici e profumi.

Nella tomba di Tutankhamon sono stati rinvenuti contenitori di profumi decorati.

Inoltre, sembra che Cleopatra facesse perfino immergere in unguenti odorosi le vele del suo battello quando si recava ad incontrare Antonio. Uno degli unguenti preferiti della regina conteneva molto alloro, giglio, maggiorana e trigonella greca.

RICETTE EGIZIE

  • Susinum: olio di lillà famoso alla corte di Cleopatra presente anche nelle iscrizioni geroglifiche. E’ un profumo molto liquido di uso prettamente maschile.
  • Elmendesiam: profumo prodotto sul delta del Nilo, profumo forte di olio di balano, mirra, casia, resina con una punta di cannella.
  • Kyphi: incenso, mirra, cannella, sandalo, cipro, ginepro, calamo, coriandolo, mastice, storace, uva passa, macerati in vino agro e forte
  • Olio di cedro: uno dei 7 oli sacri, evidentemente con il cedro tra i componenti.
  • Olio libico: un altro dei 7 oli sacri, evidentemente proveniente dalla Libia.
  • Olio della festa: tratto da un’ effigie di una tomba di Sakkara, uno dei 7 sacri oli, contrassegnati sulle giare.

I PROFUMI GRECI

Nel 2003 a Cipro sono stati rinvenuti ben sessanta reperti, tra i quali anfore e boccette con i resti dei profumi, testimonianza di una produzione risalente al 2000 a.C. In quattordici fossette colme di carbone sono state ritrovate altrettante brocche che contenevano olio d’oliva e diciotto essenze, quali aromi di resina di pino, rosmarino, alloro, mirto, coriandolo, mandorle amare, trementina, anice, prezzemolo e bergamotto. Le donne greche avevano un uso simile all’egizio: nascondevano tra i capelli piccoli “cornetti” contenenti gelsomino e grasso di capretta: con il caldo il grasso si scioglieva facendo colare sui capelli le stille profumate.

RICETTE GRECHE

  • Kipros: a base di menta e bergamotto.
  • Amarakinon: prodotto a Cipro e basato sulle essenza di maggiorana e origano.
  • Brenthys: profumo cretese un olio aromatico estratto da specie di mandragora.
  • Ungeto di rose: profumo cretese, petali di rose macerate nell’olio.
  • Sampsuchinon: prodotto a Cipro e basato sulle essenze di maggiorana e origano. Non si conoscono le differenze dall’Amarikinon.
  • Elegipcium: usato ad Atene fin dal V secolo a. C. Profumo forte e duraturo, incolore come tutti i profumi pregiati, con aroma di cannella e mirto, se era invecchiato più di dieci anni valeva più del prezioso contenitore che lo custodiva.
  • Rhonidum: profumo alle rose dell’isola di Rodi:rosa, onfacio, zafferano, cinabro, calamo, miele, giunco, fior di sale o ancusa, vino. Si dice però che provenisse dalla Persia.
  • Ciprinum: olio estratto dai fiori dell’Hennè, una specie di Ligustro, dalla fragranza di limone, prodotto a Cipro. A base di olio di oliva verde, Cardamono, Calamo, giglio giallo aromatico, Hennè, Aspalato e Resina. Era vedre e poteva mantenere il suo aroma inalterato per quattro anni.
  • Olio di lavanda: lavanda macerata nell’olio, poco costoso.
  • Megallion: incenso, mirra, nardo, zafferano, cardamomo, cinna momo, cassia. Venne usato in tutto il Mediterraneo.

PROFUMI ROMANI

I Romani forse a volte esageravano! Ovidio, per esempio, odiava l’ usanza nei banchetti più sfarzosi di liberare nei saloni colombe, le cui ali erano state intinte in balsami pregiati.
A Roma i profumieri riuniti in corporazioni, il Collegium Aromatarium, avevano botteghe concentrate nel Vicus Thurianus e nel vicino Vicus Unguentarius al Velabro, cosa che dà l’ idea di quanto fossero usati i profumi dai Romani, uomini e donne. L’oleum ex albis ulivis, detto Onfacium, era ottenuto dalla spremitura di olive verdi acerbe e serviva come sostanza grassa per la fabbricazione dei profumi, tanto in Grecia quanto a Roma.

Le sostanze aromatiche venivano spremute con il torchio. Venivano macerate nell’ onfacio o nell’ agresto, spremitura di uva acerba,e poi filtrate. Si utilizzavano erbe, petali di fiori, radici, spezie, bucce di frutta essiccata, incensi, mirra e resine varie. A Pompei, nella casa del giardino dell’Ercole o del Profumiere ( Insula II, 8, 6 ), sono stati rinvenuti semi e resti di piante carbonizzate, che hanno permesso di ricostruire con precisione le coltivazioni del giardino annesso ad una erboristeria.

Insieme agli olivi e alla vite, il giardino raccoglieva una coltura di erbe ed essenze per i profumi: Viola mammola Rosa Centifolia, Iris Versicolor, Damascena, Ocinum Basilicum, Anethum Graveolens, Hyacintus Romanus, Ruta Graveolens, Thymus Serpyllum, Pimpinella Anisum, Borago Officinalis, Origanum Maggiorana, Menta Suavolens, Iris Fiorentina, Melissa Officinalis.

Insieme alle spezie esotiche importate come mirra e incenso, si poteva quindi attingere dalla ricca flora locale. Anzitutto la rosa, i cui petali secchi polverizzati costituivano il DIAPASMATA, polveri aspersorie e da bruciare negli incensieri, mentre in associazione a finocchio, mirra e incenso in olio o in “agresto” costituivano la base del RHODINON (o RHODINUM), il profumo piu diffuso ed economico del tempo.

Anche Plinio il Vecchio parla diffusamente della rosa di Napoli, Capua e Pompei.

RICETTE ROMANE

  • Olio di mirto: mirto,calamo aromatico, cipresso, henna, lentisco e scorza di melagrana.
  • Crocinum: zafferano, cinabro, ancusa e vino.  Profumo di maggiorana: maggiorana, agresto e calamo aromatico.
  • Megalium: olio di balano, calamo aromatico, giunco profumato, xilobalsamo, cannella, resina.  Viola: viole e acque profumate (per lo più insieme a petali di rosa) erano spesso utilizzate per profumare le sale dei banchetti e i commensali.
  • Lasminum: gelsonimo, importato dall’ Oriente, macerato nell’ onfacio.
  • Melinium: mele cotogne, agresto, olio di henna, olio di sesamo, balsamo, giunco profumato, cannella, abrotano.
  • Regale: così chiamato perchè preparato per il re dei Parti. Si compone di mirabolano, costo, amomo, cinnamo comano, cardamomo, spiga di nardo, maro, mirra, cannella, storace, ladano, opobalsamo, calamo aromatico e giungo profumato della Siria, enante, malobatro, sericato, henna, spalato, panacea, zafferano, cipero, maggiorana, loto, miele, vino.
  • Telinum: l’ olio con cui si profumava Giulio Cesare. Prodotto con olio fresco, fieno greco, maggiorana e meliloto. Ha un odore dolce e forte di cetronella.
  • Susinum: gigli, olio di balano, calamo aromatico, miele, cinnamo, zafferano, mirra.
  • Henna: henna, agresto, cardamomo, calamo aromatico, spalato e abrotano, cipero, mirra e panacea.

LA ROSA DI CAPUA

Il 22 novembre del 387 d.C. nel giorno dell’ascesa al trono di Valentiniano, un sacerdote di Capua faceva incidere su una tavola di altare un calendario con indicazione di alcune solennità religiose nei principali centri della piana campana. Il 13 maggio erano previsti i Rosalia, festeggiamenti per l’arrivo della bella stagione annunciata dalla fioritura delle rose. Non sappiamo quale corporazione si occupasse della organizzazione di questa festa, ma è molto probabile che i fabbricanti del Rhodinon Italikon, il famoso profumo di rosa campana, non potessero esimersi dalle celebrazioni.

Plinio il Vecchio racconta nel Naturalis historia (XVIII, 111): “E tuttavia quei campi, che nel frattempo hanno riposato, danno in primavera una rosa che ha più profumo di quelle coltivate. A tal punto la terra non cessa di generare e per questo comunemente si dice che si produce più profumo in Campania che olio nelle altre regioni.” L’ Antica Capua, l’attuale Santa Maria Capua Vetere, ospitava il più grande mercato di profumi chiamato Seplasia.

MEDIOEVO

Nell’ Europa cristiana, l’eredità dell’uso di incenso ebraico e greco-romano si sviluppa negli spazi sacri dei rituali liturgici. Il profumo evoca la presenza divina, alla quale è indissolubilmente legato. Nella sfera profana, predomina la funzione di protezione e terapia del profumo, in particolare contro le epidemie, come la peste.

I PROFUMI DELLE STREGHE

Le streghe e i maghi alchimisti erano specializzati nella preparazione di potenti profumi per annullare malefici e invidie.

ROSA Nelle cure erboristiche viene usata come tonico e astringente per sciacqui ed impacchi. Utilizzo Magico: è un ingrediente indispensabile nelle pratiche magiche d’amore. Costituisce inoltre un valido ingrediente nei rituali di guarigione.

MANDRAGORA Cresce soprattutto nelle regioni meridionali della nostra penisola. La tradizione popolare la vuole generata dallo sperma e dal grasso caduti dal corpo di un impiccato. Utilizzo Magico: la radice di Mandragora costituisce un talismano universale: favorisce l’amore, la prosperità, la salute, il potere e può essere utilizzata sia intera che in polvere per qualsiasi tipo di rituale magico.

L’IPERICO Piccolo arbusto, dall’odore balsamico, che cresce nelle zone temperate di tutto il mondo. Utilizzo Magico: Sin dai tempi più remoti l’Iperico è stato adoperato per allontanare gli spiriti malefici ed i demoni. I popoli del Nord ne appendono dei rametti sulle pareti e le finestre di casa come amuleto protettivo e portafortuna.

LA RADICE DEL DIAVOLO I Celti e più in generale le popolazioni nordiche sostituivano con questa radice antropomorfa la più nota Mandragora, quasi impossibile da reperirsi a quelle latitudini. Utilizzo Magico: i suoi poteri magici sono innumerevoli paragonabili a quelli della Mandragora stessa. Si rivela infatti un’infallibile protezione, una potente catalizzatrice di fortuna e prosperità ed inoltre facilita e intensifica tutte le operazioni magiche e divinatorie. La Radice del Diavolo comprende le sette astralità anche se fra tutte domina Marte.

RUTA Erba perenne, sempreverde, dalle proprietà digestive. Utilizzo Magico: questa pianta viene usata soprattutto per guarire; le sue foglie messe a rinvenire nell’acqua tiepida e compresse sulle tempie e sulla fronte respingono efficacemente i mal di testa. La Ruta riveste un ruolo molto importante nei rituali esorcistici.

LA LAVANDA Arbusto con fiori a spiga piccoli e violetti di odore aromatico. Nelle cure erboristiche viene usata come antiasmatico e calmante. Possiede inoltre proprietà antisettiche e cicatrizzanti. Utilizzo Magico: per le sue virtù difensive e purificatrici rientra nella composizione di numerosi incensi. È molto attiva negli incantesimi di attrazione (successo e fortuna) ma anche nel combattere i legamenti d’amore.

LA DISTILLAZIONE

Dall’altra parte del Mediterraneo, invece, la civiltà araba, per la quale il profumo era legato alla gioia di vivere ed era un simbolo di opulenza, esalta le conoscenze del mondo antico e il perfezionamento della tecnica di distillazione conduce alla realizzazione dei primi profumi a base di alcol.

La civiltà araba è autrice di una importante invenzione nel campo della profumeria grazie al perfezionamento dell’alambicco. La parola alambicco deriva dal greco “Ambix” e significa vaso. Nel corso dei secoli la parola è stata trasformata in “Alimbiq” dandole definitivamente il significato di vaso per distillare.

L’alambicco è uno strumento per distillare: consiste in una caldaia collegata, attraverso un tubo, ad una serpentina di raffreddamento, al fondo del quale si raccoglie il distillato.

Il primo alambicco realizzato doveva essere molto semplice nella sua concezione: un vaso per distillare era posto sopra al fuoco, sormontato da una cupola detta: Capitello o Elmo e a questa era collegato un beccuccio che aveva lo scopo di condensare i vapori sviluppati dal calore.

La storia dell’alambicco inizia da un’antica civiltà evoluta e molto organizzata: la civiltà mesopotamica.

Nell’alta valle del fiume Tigri sono stati ritrovati dei frammenti di alambicco rudimentale risalente circa al II secolo a.C., mentre un altro è stato ritrovato in aree corrispondenti all’attuale Pakistan.

L’alambicco si diffonde in Europa, venendo utilizzato dai Romani, i quali però, non vi portarono alcuna modifica. I primi ad apportare modifiche all’alambicco furono due scienziati arabi: Al-Kindi (801-873), autore dell’opera ”il libro del profumo e della distillazione”, che contiene oltre cento ricette di oli, balsami, acque profumate. Il secondo, Avicenna, descrisse il sistema di distillazione a vapore: una tecnica usata per la produzione di alcool e di oli essenziali. Il processo di distillazione ha origini in Persia (oggi Iran), dove Avicenna scoprì la chimica dei profumi a base non oleosa. Grazie a lui i Persiani cominciarono a produrre l’acqua di rose, per cui l’Iran è famoso ancora oggi.

IL RINASCIMENTO

Il primo profumo in soluzione alcolica fu preparato in Ungheria intorno al 1370 da un monaco. Esso conteneva estratti di rosmarino, timo e lavanda.Grazie ai suoi poteri, la regina Elisabetta di Ungheria si vantò di aver conquistato all’età di settanta anni il re di Polonia.

Durante il Rinascimento, l’arte della profumeria si sviluppò ulteriormente, migliorando la distillazione e la qualità delle essenze. I grandi profumieri erano spagnoli e italiani, i quali si moltiplicarono grazie alle ricchezze della penisola e all’ interesse di aristocratci, quali Caterina Sforza, Lucrezia Borgia e Cosimo de’ Medici.

Anche la scarsa igiene personale aumentò l’utilizzo dei proumi. Luigi XIV, re Sole, era profumatissimo e così pure il successore con le sue amanti, le quali spesero fortune dai profumieri più illustri. Nel 1600 venne creata la prima acqua di Colonia che compendeva una trentina di essenze, tra cui limone, cedro, arancia, pompelmo, timo e rosmarino. Sembra che l’inventore sia stato un italiano che da Novara si trasferì in Germania, precisamente a Colonia, da cui il nome della fragranza. Nel 1800 l’avvio della chimica organica permise l’evoluzione della profumeria attraverso l’utilizzo delle aldeidi, elementi sintetici che aumentano all’infinito la possibilità di disporre di diverse profumazioni.

AQUA NUNTIA

Forse, non tutti sanno che Gabriele D’Annunzio era anche un raffinato profumiere. Usava essenze, le creava e le cospargeva ovunque. “E chiedo profumi, profumi, profumi!”, scriveva in una lettera al farmacista che gli procurava le fragranze, il dottor Ferrari, che lo aveva giustamente ribattezzato ”Odorarius Magister”. Il poeta creava le sue personali fragranze e rievocava le sue imprese nei nomi dei profumi; nacquero così l’Acqua di Fiume e i profumi del Carnaro, oltre all’”Aqua Nunzia”, che ricorda il cognome del Vate.

La maggioranza delle bottiglie di profumo prodotte entro la fine del XIX sec. ha forme semplici con grandi etichette ornate da disegni. I primi segni di cambiamento di moda compaiono all’ inizio del XX sec. quando il profumiere francese François Coty, uno dei primi a comprendere l’importanza di offrire le sue creazioni in flaconi sofisticati, domanda al vetraio Lalique di fabbricare il flacone per “L’Origan”, creando un legame forte tra arte della profumeria e quella della vetreria.

Molte bottiglie di profumo create nel XIX secolo usavano forme semplici con etichette di grandi dimensioni coperte da testi e disegni. I primi segnali di cambiamento di gusto sono arrivati con l’esposizione universale, dove sono state presentate bottiglie ispirate a reperti archeologici o dell’ art nouveau

Nel 1980 i profumi si caratterizzavano per il desiderio di mettersi in mostra e le bottiglie adottarono forme lussuosamente arrotondate e decorazioni estremamente fini con levigature, rilievi e impressioni.

Una serie stravagante di elementi decorativi adorna i tappi. Per esempio, Moschino crea un profumo contenuto in un flacone di plastica, che rappresenta Olivia, l’eterna fidanzata di Braccio di Ferro.

GRASSE

C’era una volta un luogo, dove il caldo abbraccio dei campi di lavanda e gelsomino si fondeva con il Mistral, il vento fresco della Costa Azzurra, un luogo d’ incanto, che oggi è la capitale francese della profumeria: Grasse, dove è stato allestito un museo sul profumo. La campagna provenzale è, infatti, il territorio ideale per la coltivazione dei fiori, in particolare la lavanda, il gelsomino, la mimosa e la celebre”rosa de mai”, nota anche con il nome di rosa di Grasse. I fiori utilizzati per creare le essenze venivano raccolti a mano al sorgere del sole, nel momento in cui il loro profumo è più forte e intenso.

We will be happy to hear your thoughts

Leave a reply

Fan Perfume
Logo
Register New Account
Reset Password