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A lezione di profumi: errori e buone abitudini da adottare

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A lezione di profumi: errori e buone abitudini da adottare

È nato nel mondo dei cognac Kilian, erede della stirpe Hennessy, che dal 1765 è leader mondiale nell’industria dei distillati, vivendo la sua infanzia nel castello di famiglia tra i barili delle cantine e l’odore del legno. Questa formazione olfattiva, i ricordi che gli sono rimasti impressi nella memoria hanno condotto il rampollo del cognac, dal naso sopraffino, a lanciare nel 2007 il suo brand di profumi di lusso di cui è la mente creativa, by Kilian. Lo abbiamo incontrato di passaggio a Milano per farci raccontare la sua percezione del profumo, come si diventa un esperto di fragranze e quali sono le sue passioni odorose.

Come si sviluppa la sensibilità per i profumi?

«Non si sviluppa, i profumi si imparano a conoscere. I materiali, gli oli essenziali, le molecole sintetiche e le basi profumate si devono studiare. La difficoltà per chi lavora con i profumi è che non esistono 7 note, o i colori primari, ma c’è un alfabeto di 5000 note profumate».

Come si impara a riconoscerle?

«Il profumo è un’armonia di note e molte hanno dei nomi barbarici, cioè incomprensibili, la prima difficoltà è questa. Quindi step uno imparare la nomenclatura. Il profumo vive attraverso la memoria olfattiva, ognuno struttura in modo personale i ricordi olfattivi. Il secondo passo è abituarsi agli odori partendo dagli ingredienti in ordine alfabetico. Si annusano e si scrive su un libretto di appunti che cosa viene in mente. Per esempio per patchouli si potrebbe dire che evoca l’odore di terra bagnata e nel libro personale si annota questa associazione. Così, se un giorno un cliente chiederà un profumo che abbia l’odore di terra bagnata, ricorrendo al libro, si ritrova l’associazione con il patchouli»

È necessario un corso per imparare a creare profumi, non è solo un’attitudine?
«Non c’è un ascensore per accelerare la conoscenza, si devono fare le scale».

Nella sua biografia ho letto della «quota degli angeli» del cognac, mi spiega di cosa si tratta e la si ritrova anche per i profumi?

«È quella che noi di Hennessy chiamiamo “angel share”, esiste per il cognac conservato in barili non completamente ermetici dai quali una quota di liquore evapora creando sul soffitto, alla sua altezza, una macchia nera. Noi diciamo che qualcuno dal cielo ha rubato la sua quota per gli angeli. Ma non è un fenomeno che riguarda i profumi».

Come si conserva il profumo?
«In un flacone di solito è ben chiuso e non evapora, ma quello che può succedere è che si ossidi e quindi si alteri la sua fragranza e la colorazione. Quindi mai conservarlo alla luce o vicino a fonti di calore. Di solito il profumo è nel bagno, il posto peggiore!».

E metterlo in frigo?
«Perfetto, lo si potrebbe trasformare in una cantina per profumi, io facevo così con le mie materie prime ai tempi dell’università e quando arrivavano i miei amici non ci trovavano da mangiare ma solo bergamotto, patchouli & co».

Domanda d’obbligo, c’è un modo per renderlo più persistente?
«La strategia migliore per massimizzarlo è fare layering, shower gel, poi body lotion e profumo della stessa fragranza, così da creare diversi livelli per supportarlo».

E la persistenza è influenzata dalle temperature esterne, caldo o freddo?
«In realtà nel Middle East dove si arriva a 50 gradi si preferiscono profumi più forti perché evaporano più lentamente. Quindi è da sfatare il mito che d’estate si devono scegliere profumi freschi e d’inverno più intensi. È più un’esigenza personale quella di indossare un profumo fresco in estate, che essendo più leggero evapora in fretta, e uno più forte d’inverno, per avere un effetto cocooning».

Perché non si devono sfregare i polsi dopo aver applicato il profumo?
«Lo sfregamento rompe le molecole odorose e si accelera lo sviluppo del profumo, e noi lavoriamo tanto per creare la composizione».

L’errore più comune che si compie quando si sceglie un profumo?
«Credere di poter indossare lo stesso profumo che si sente su un’altra persona o quelli di cui sente parlare o si legge. Un giorno mi è stato detto che i clienti seguono sempre il leader, la gente ama appartenere a un gruppo, ci vuole più impegno nella scelta di una fragranza che esca fuori dal mucchio e che sia personale!».

Il suo consiglio per sceglierlo?
«Meglio iniziare con un mini taglia e viverlo. Vedere se dà piacere quando si spruzza, se fa sentire forte, sexy, più protetti e quali commenti si ricevono. Se indossi un profumo che mi fa ricevere tanti commenti per strada, nel taxi, fa la differenza. La regola vale soprattutto se spendi tanto per la tua fragranza, vuoi che la gente ti dica che hai un buon odore».

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